Inquinamento da microfibre negli ecosistemi costieri antartici: evidenze da diverse specie bentoniche dalla Penisola di Fildes al Mare di Ross
L'inquinamento da microfibre (MF) e microplastiche (MP) è sempre più riconosciuto come una minaccia pervasiva per gli ecosistemi marini, in grado di raggiungere anche le regioni più remote, come l’Antartide, attraverso il trasporto a lunga distanza e le attività antropiche locali. Questo studio integra analisi condotte su diverse specie bentoniche, evidenziando il ruolo dei tratti ecologici e delle strategie di alimentazione nell’esposizione e nell’accumulo di contaminanti.
È stato applicato un approccio metodologico condiviso, comprendente digestione termo-ossidativa, separazione per densità e identificazione dei polimeri mediante spettroscopia μ-FTIR. Inoltre, su uno degli organismi è stata effettuata una valutazione preliminare degli additivi chimici associati alle MF. Sono state analizzate specie chiave degli ecosistemi antartici: il gasteropode Nacella concinna (brucatore) della Penisola di Fildes (King George Island), il riccio di mare Sterechinus neumayeri (brucatore e necrofago) e il bivalve filtratore Adamussium colbecki del Mare di Ross. MF e MP sono state rilevate in tutte le specie, con frequenze del 100% nei ricci e nei bivalvi e del 25% nei gasteropodi analizzati. Sono emerse differenze in termini di abbondanza e dimensioni: i bivalvi sono stati i più contaminati e con fibre più lunghe rispetto agli organismi brucatori, indicando un ruolo chiave della strategia alimentare nelle dinamiche di esposizione. La caratterizzazione dei polimeri ha evidenziato una predominanza di fibre naturali e semi-sintetiche, insieme a poliestere e PET. Il confronto con materiali tessili provenienti dalle attività delle stazioni di ricerca vicine ha mostrato una forte somiglianza, suggerendo una potenziale fonte locale di contaminazione. La presenza di additivi plastici, tra cui ftalati ed organofosfati, sia nei materiali di riferimento che nei bivalvi, supporta il ruolo delle MF come vettori di contaminanti lungo le reti trofiche, indicando un effetto combinato di sorgenti locali e trasporto a lunga distanza. Questi risultati evidenziano la diffusione delle MF negli ecosistemi costieri antartici e il legame tra tratti ecologici e contaminazione, confermando il potenziale degli invertebrati bentonici come bioindicatori e la necessità di strategie di monitoraggio e mitigazione più efficaci.